Settembre 22, 2023

Ricordo bene quel giorno pt. 2

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Andai anch’ io a pranzare, feci leggere tutto ai miei e raccontai quello che mi era successo. Poi le scrissi e continuammo fino a sera, anche mentre facevo i compiti Ci scrivemmo anche nei giorni che seguirono, ma il mio umore, e di conseguenza anche il tono delle mie risposte ai messaggi di Emma, cambiò nel momento in cui la professoressa di matematica non ci riconsegnò i compiti, lei aveva detto che non erano andati benissimo, eravamo tutti sul 5/6.

Ehi, sono uscita adesso, come va? <3

Non le risposi.
Potevo scommetterci che si stava domandando cose come: “ Avrò fatto o detto qualcosa di sbagliato? Sono io il problema? Sono stata troppo appiccicosa? Avrà perso interesse a scrivermi?”
Lo so perché è lo stesso genere di cose che mi chiedo io ogni singola volta che mi sento con una ragazza.
Tornato a casa mangiai e raccontai il giorno di scuola , poi alle risposi al messaggio e notai che mi aveva scritto un “è successo qualcosa?”.
Scrissi un freddo no e lei subito venne online:

Lei:

Sicuro?

Io:

No.
La professoressa ha riconsegnato le verifiche corrette

Lei:

E…?

Io:

5

Lei:

Mi dispiace
Te lo fa recuperare, si?

Io:

Si
Sto una merda

Lei:

Oh…

Io:

Perché deve essere tutto così? Mai una cosa che va giusta

Lei:

Non è vero, non tutto va male.
E poi sbaglio o mi avevi detto sabato a Porto Allegro che questo pessimismo cosmico alla Leopardi volevi togliertelo?

Io:

Si
È vero. Non porta a niente. Solo a stare male.

Lei:

Vedi che l’hai capito? Anche perché in ‘sti giorni sei tu che me l’hai insegnato l’altro giorno

Per tutto il pomeriggio mi mandò TikTok e video divertenti per farmi sorridere e ci riuscì; cominciai a pensare di piacerle, però dopo le esperienze passate ero sicuro fosse l’ennesima illusione. Mi sforzai di scacciare quei pensieri invasivi.

Sabato arrivò abbastanza veloce dopo quel giorno, il parlare con lei diventava sempre più bello e rassicurante.
Andai alla fermata ad aspettarla e quando, lei scese dall’autobus, si fiondò su di me abbracciandomi forte. La strinsi a me, mi era mancata lei, mi era mancato sentire i suoi capelli biondi, mi era mancato il suo bel viso con quegli occhi così celesti.

Nonostante non fosse ancora tardi, il cielo era già abbastanza scuro, la luna si intravedeva e colorava debolmente quella che sarebbe stata una splendida notte stellata.
La portai al belvedere della Villa, stette ad ammirare il panorama per minuti. Continuammo a parlare della settimana, quando feci un respiro profondo e raccolsi tutte le forze che avevo e decisi di azzardare a fare una cosa che forse tutti quelli che conosco mi avrebbero sconsigliato di fare. Poteva finire in due modi: bene o rovinare tutto.

«Emma, ti vedo dire una cosa» dissi, guardandola negli occhi. «Davvero? Anche io» rispose lei
«Allora vai tu»
«No tu»

«Diciamola insieme» concludemmo all’unisono.
La luna si stava alzando e splendeva fioca sul mare,cominciarono ad apparire le prime stelle cominciarono ad apparire.
«3…» cominciammo insieme guardandoci.
«2…» lei è così bella stasera pensai.
«1…» Chissà se…
«Tu mi piaci tanto» dicemmo interrompendo i miei pensieri.
La guardai, lei mi guardò. Tutt’a un tratto ci avvicinammo, ci stringemmo e ci baciammo.
In un secondo, tutte le paranoie, tutti i problemi, tutti le paure sparirono.
Aprii gli occhi.
Volevo assicurarmi che non fosse un sogno, la guardai dritta negli occhi. Lì capii che non mi sarei mai dovuto far scappare quella ragazza e mi promisi di renderla felice.

Francesco Alberto Marcheggiani, 3^B

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