Maggio 24, 2022

EARTH DAY.

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Come ci segnala la ricorrenza dell’Earth Day, celebrata il 22 aprile di ogni anno, è il
momento di agire per proteggere il pianeta, e con esso la nostra salute. L’evoluzione della
Terra negli ultimi anni, infatti, ha suscitato non poca apprensione.
Il WWF ha realizzato un dossier, chiamato “un pianeta in bilico” da cui emergono i seguenti
dati: il 75% della superficie terrestre non coperta da ghiaccio è già stata significativamente
alterata, la maggior parte degli oceani è inquinata e più dell’85% delle zone umide è andata
perduta.
L’Italia, nel dettaglio, in 25 anni ha perso un terreno agricolo su quattro e ha subito la
scomparsa del 28% delle campagne, che garantiscono la sicurezza alimentare in un
momento storico così incerto a causa degli effetti sulla guerra in Ucraina. Invece di
mantenere l’innalzamento delle temperature nella soglia di 1,5 gradi, stiamo procedendo
verso un suo ulteriore aumento.
Nonostante ciò, ci sono anche dei miglioramenti dati dall’impiego di fonti rinnovabili, di
veicoli elettrici, agricoltura rigenerativa e altre tecnologie che possono ridurre le emissioni di
gas serra.
Tutto questo però non basta e in occasione dell’Earth Day sembra importante sottolineare
anche la correlazione tra ambiente e salute.
In Europa le prime preoccupazioni al riguardo sono destate dall’inquinamento dell’aria, che
facilita l’insorgere di ictus e patologie cardiovascolari; l’esposizione continua a sostanze
nocive non solo nell’aria, ma anche nell’acqua e nei cibi che assumiamo. Prime a risentirne
sono le classi sociali più svantaggiate, che non sempre hanno accesso ad ambienti ottimali,
a professioni che tutelino la loro salute, a cibi sani sia dal punto di vista nutrizionale che da
quello ambientale.
Cosa si può fare per tutelare la nostra salute dai rischi dell’emergenza climatica? Limitare la
stessa. Per quanto possano essere utili le nostre azioni quotidiane che conosciamo bene,
sono mera retorica se non vengono seguite da politiche sul piano economico. Muoverci a
piedi, chiudere il rubinetto, ma soprattutto pretendere il cambiamento.

-Carola Romanelli 3F, Benedetta Balducci 3A e Agnese Franciotti 3A

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