Maggio 24, 2022

EDITORIALE

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Tutti FuoriClasse!

Uniti anche a distanza 

Ti sei appena scollegato da una videolezione lunga e stancante. Ti arriva una notifica.

È la scuola, chissà cosa vorrà ora! Apri il registro elettronico e trovi un avviso intitolato:“Il Fuoriclasse. Il giornalino scolastico”, la tua mano tituba: sarà un’altra iniziativa nata per noi studenti ma che finirà per escluderci!

Ma la curiosità ti spinge ad aprirlo il dito scivola e clicchi il pulsante; ti ritrovi in un sito con numerosi articoli e pensi: cosa vorranno da me? Che legga tutta questa roba? Perché dovrei farlo? Per affaticare ancora di più gli occhi stanchi dall’infinito studio?

Il vuoto. Quello che si spande per le aule e i corridoi una volta gremiti da decine e decine di alunni  indaffaratissimi.

Il silenzio. Innaturalmente quieta è la nostra scuola, come sprofondata in un sonno eterno, buio e senza vita in attesa di ospitare di nuovo il calore e gli affanni umani.

La solitudine. Noi costretti a studiare tutta la giornata, privati di quel conforto fraterno del compagno di banco, con cui ridere allegramente, litigare e preoccuparsi delle imminenti verifiche che pendono sulle nostre teste come una lama affilata pronta a cadere. Eccoci ora legati ad uno schermo che impartisce lezioni e assegna voti.

Queste sono le ragioni che ci hanno spinto a fondare “Il FuoriClasse” perché in questo anno difficile tutti abbiamo dovuto sobbarcarci dei sacrifici.

Portare la mascherina, allontanarci dai nostri parenti ed amici, igienizzare qualsiasi cosa prima di toccarla emanando effluvi di piccolissime particelle di gel che ci fanno prudere il naso; eppure non è bastato, anche l’ultimo spiraglio di normalità ci è stato strappato di nuovo:  La scuola chiude anche se ci dicono che è aperta, quella che malediciamo con veemenza nei periodi più impegnativi e  stancanti ma dalla quale, alla fine, non ci sappiamo separare. 

È proprio in questo scenario, nel quale rischiamo di diventare automi isolati, che vogliamo dare sfogo, attraverso l’iniziativa di questo giornale,  alle nostre passioni raccontando le storie che ci riguardano più da vicino o quelle più lontane che ci affascinano. Come fieri cuccioli di tigre, che stanno per intraprendere il loro viaggio da soli, vengono ingabbiati dietro pesanti sbarre di ferro, lontani da quel mondo che hanno fatto appena in tempo a conoscere, così noi siamo stati privati dell’opportunità di goderci la vita fuori, nel mondo, proprio nell’età in cui ci affacciamo ad essa, ci sentiamo più autonomi e indipendenti, in cui ci consideriamo e veniamo considerati -spesso ma non sempre- capaci di prendere le nostre decisioni e di capire cosa è giusto e cosa no. 

-Rebecca Mattucci

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